Il caso Osimhen è un grave errore comunicativo

C’è un mondo in cui le squadre di calcio si trasformano al punto tale da rischiare di distaccarsi totalmente dalla realtà. Questo universo parallelo si chiama TikTok. L’esperienza dei club calcistici su questa piattaforma ha creato un cortocircuito per cui si crea una continua ricerca di cavalcare i trend senza pensare alle conseguenze. Un esempio lampante è stato l’operato del Napoli che, per un paio di TikTok, sta rischiando di perdere il suo giocatore più prezioso: Victor Osimhen.

Il Napoli ha infatti postato due TikTok, uno dei quali rende il calciatore nigeriano protagonista del trend sulla canzone “I am a Coconut”, in cui appunto Osimhen dice, letteralmente, di non essere un uomo o una donna, ma un cocco. Con tanto di immagine photoshoppata in cui viene associato a una noce di cocco. Non solo, l’account del Napoli ha postato anche un video in cui Osimhen sembra lamentarsi per la richiesta di un rigore, salvo poi sbagliarlo. A tutti gli effetti, sembra che la squadra prenda in giro il suo calciatore di punta per aver sbagliato un rigore. Non un rigore casuale, ma quello sbagliato nel pareggio contro il Bologna che ha sancito un momento di stallo per la classifica del Napoli, oltre a una situazione difficile tra Osimhen e il tecnico Rudy Garcia che ha sostituito il nigeriano, dando il via a una plateale litigata. Parliamo di una situazione molto delicata non solo per i tifosi dei Campioni d’Italia, innervositi per il risultato, ma anche e soprattutto per la società, alle prese con una gatta da pelare non indifferente tra il proprio fuoriclasse e il nuovo allenatore. Non a caso, pare che Osimhen e il suo team, come riportato da Fabrizio Romano, vogliano portare avanti azioni legali contro la società. Osimhen ha anche cancellato totalmente le foto relative al Napoli dal suo profilo Instagram, facendo preoccupare i tifosi e dimostrando che qualcosa si è rotto.

Che questo fatto possa fare aprire gli occhi alle squadre di calcio relativamente a TikTok? Perché il Napoli non è l’unico club che usa questa piattaforma con poco controllo. Anzi, lo fanno tantissimi club. Pensiamo al recente post dello Zenith San Pietroburgo con tanto di bestemmia incorporata. Il dilemma è il seguente: perché le società calcistiche, normalmente così istituzionali su ogni canale comunicativo, attente a ogni possibile risvolto o commento, su TikTok perdono ogni inibizione? Sembra che stiano impersonando una strana versione del Dottor Jekyll e Mister Hyde, mostrando due identità completamente differenti. Per carità, è risaputo che TikTok sia più una piattaforma di intrattenimento che un social media, così come è ovvio che il target di pubblico sia diverso in quello specifico mondo, ma ciò non vuol dire che ogni trend debba per forza essere cavalcabile. Al di là del fatto che un contenuto possa essere considerato cringe o meno (la decisione spetta alla soggettività dell’utente), bisogna pensare al solito dilemma della comunicazione: il “basta che se ne parli” è davvero l’unica risposta a ogni domanda?

Il Napoli, grazie alla sua gestione, ha creato uno dei profili TikTok più seguiti del panorama calcistico essendo, secondo Statista, uno dei 10 profili più performanti del panorama calcio sulla piattaforma nel 2023, alle spalle di colossi il cui bacino di pubblico non può essere paragonabile quali Barcellona, PSG e Real Madrid, tra gli altri. Giustamente, si potrebbe dire che il social media manager del Napoli, come quelli di altre società che portano avanti la medesima pianificazione, ha fatto bene il proprio lavoro, cavalcando un trend come ha fatto anche altre volte. Quello che probabilmente sta succedendo però è la perdita del contesto: le squadre di calcio vivono dinamiche per forza di cose oscillatorie dovute alle performance, situazioni in cui il vero cuore del loro seguito, ovvero i tifosi, possono essere più o meno rumoreggianti in base ai risultati. La situazione di classifica del Napoli ne è un netto esempio, specialmente perché va considerato anche il clima di polemica che Osimhen e l’allenatore Rudy Garcia hanno creato dal suddetto rigore incriminato. Per questo motivo, la presa in giro che una squadra può fare di un proprio calciatore nell’errore dal dischetto non può essere considerata come un normale trend o la ricerca di sfruttare un algoritmo. Questo TikTok non avrebbe infatti generato lo stesso clamore se il Napoli fosse stato primo a punteggio pieno, celebrato dagli abbracci dell’attaccante nigeriano con il suo neo arrivato coach.

Cosa è meglio fare, quindi? Preservare l’isola felice della locura (per citare Boris), l’unico spazio in cui il sempre più istituzionale e ingessato mondo dello sport sembra sbottonarsi, o aumentare drasticamente il concetto di giudizio per cui non può essere un algoritmo l’unico motivo per cui creiamo certi tipi di contenuti? Quanto un club può rendersi cringe e distaccato dalla realtà per alzare il proprio engagement? E al tempo stesso, quanto ci si può concedere di ridere per qualcosa di frivolo? La verità, come sempre, è probabile che stia nel mezzo: certo, cavalcare un trend è corretto, per quanto astratto e no-sense possa essere, ma anche ricordarsi del contesto sociale, etico e sportivo è fondamentale. Forse la situazione di Osimhen si risolverà in maniera pacifica, magari tramite un TikTok in cui si annuncia un rinnovo di contratto sfruttando un nuovo trend, ma sicuramente ha creato uno storico importante che presumibilmente creerà alle squadre diversi grattacapi.