“And Then You Pray For Me”, l’ultimo disco di Westside Gunn

Nella discussione contemporanea attorno al rap, l’eterna “guerra” tra underground e mainstream è stata vinta dal mainstream. Con questo non si vuole dire che non esiste più un underground, ma che non ha più alfieri rilevanti. 

Eccezion fatta per Griselda. 

Per chi non lo conoscesse, Griselda è un collettivo di rapper di Buffalo fondato da Westside Gunn, Conway the Machine, Benny The Butcher e Mach-Hommy, che negli ultimi dieci anni è stato ed è la stella più luminosa di tutto quel movimento sotterraneo che continua ad agitare l’hip hop. 

Il visionario del gruppo è senza dubbio Westside Gunn, non necessariamente il miglior rapper, ma quello più iconico, che è riuscito nel corso del tempo a creare uno stile unico e riconoscibile, che ha contagiato tanti altri rapper americani e non – i versi gutturali che utilizza per fare le sporche, sono stati copiati a qualsiasi latitudine. 

La sua discografia è composta da cinque album in studio, dieci mixtape personali e altri cinque in collaborazione, più infiniti featuring. 

Nel corso di una decade di attività ha dato vita a una media di due progetti all’anno, e dal momento che pochi giorni fa è stato rilasciato il suo ultimo lavoro – in senso sia temporale, è il più recente; sia in senso generale, l’autore ha dichiarato che non realizzerà più album in studio – “And Then You Pray For Me”, si può cogliere l’occasione per tracciare una linea, e capire come e perché Westside Gunn e Griselda sono diventati ciò che sono.

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Un primo dato significativo è la già citata produttività, le tante canzoni realizzate, i tanti progetti registrati, hanno dato costantemente al pubblico materiale da consumare; e anche Griselda stessa, come collettivo, ha seguito la medesima logica con i suoi artisti sempre coinvolti o negli album degli altri o al lavoro sui propri dischi singoli. 

Nel bene e nel male questo ha permesso lo sviluppo di ciascuno di loro: tutti hanno coltivato una carriera solista molto forte, al di là del collettivo.

Andando oltre, il discorso che hanno portato avanti come gruppo durante la loro attività è stato altrettanto identitario, si potrebbe dire, per ridurre all’osso la questione, che l’intera crew ha trasportato l’attitudine del boom bap negli anni 20. 

Questo è stato fatto in diversi modi: utilizzando alcuni strumenti stilistici classici del rap, per esempio l’utilizzo del campionamento, che è un elemento portante di ogni loro disco. Mettendo al centro il rap con la R maiuscola: barre forti, pochi ritornelli cantati, zero autotune, nessun vagheggio mumble/trap/drill o di qualsivoglia tendenza. E infine recuperando una serie di figure mitiche degli anni ‘90, come i membri del Wu-Tang Clan, Slick Rick, Jadakiss, Fat Joe, Styles P, Lloyd Banks, Havoc, DJ Drama e tanti altri. Questo ha permesso loro di inserirsi in una tradizione consolidata, e di porsi come eredi di quel mondo, riempiendo un vuoto che una fetta di pubblico non sapeva neanche di avere. 

Dall’altro lato la mossa realmente geniale che ha consentito a Westside Gunn in primis, ma poi a tutto il suo collettivo, di emergere in modo così spiccato, è stato quello di non rinnegare il contemporaneo, ma anzi di abbracciarlo in toto. Da qui tante scelte musicali e di marketing che hanno dato loro una forza che gli altri non hanno avuto, basti pensare che le copertine di “And Then You Pray For Me” e di “Pray For Paris” (due dischi di Gunn) sono state realizzate dal compianto Virgil Abloh. 

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A livello di marketing hanno sfruttato a pieno la tendenza del Limited Edition per abbinare a ogni release, vinili, cd, cassette e merch in edizione estremamente limitata, che viene acquistato dalla loro affamatissima fan base in pochissime ore. Ogni oggetto prodotto diventa di culto, soprattutto i vinili, per fare un esempio: su Discogs in questo momento l’LP di “Pray For Paris” è acquistabile a partire da circa 500 euro. Chi compra, sa di avere per le mani un oggetto di valore

Lo spazio che come collettivo sono riusciti a ricavarsi è stato anche apprezzato da molti rapper e producer contemporanei, che anzi hanno sfruttato la presenza all’interno dei dischi Griselda come luogo per lasciarsi andare, e per realizzare cose che di norma non farebbero nei propri progetti. Uno su tutti, Tyler, The Creator, che ha affermato di essere tornato a rappare anche grazie al featuring nel disco di Westside Gunn.

Anche l’estetica ha giocato un ruolo molto importante, al contrario di quanto si possa pensare l’intera crew ha assimilato l’attitudine e lo stile che la trap ha portato in questi anni. Non mancano mai le collane tempestate di diamanti, i capi alla moda all’ultimo grido, la presenza alla fashion week di turno. Certo, l’attenzione allo stile è da sempre un marchio di fabbrica del rap, ma non tutti gli artisti hanno l’occhio o l’interesse nel portare avanti un discorso forte legato all’immagine. Guardando al quadro più generale, si può dire che sono stati molto bravi a rimanere di tendenza senza farsi travolgere. 

Infine la lungimiranza, perché oltre a tutto ciò che è stato elencato fino ad ora, negli anni l’intero gruppo ha coltivato una rete di scouting di giovani talenti che stanno ora emergendo come possibili eredi del loro lavoro, l’ultima gemma della corona è Rome Streetz, che lo scorso anno ha prodotto uno dei dischi più apprezzati dai fan del rap, “Kiss The Ring”.

L’unione di tutti questi elementi ha dato loro una connotazione molto precisa, che da una parte ha soddisfatto i palati dei più “conservatori”, dall’altro lato li ha resi appetibili anche a un pubblico più ampio.

La tavola che Westside Gunn e Griselda hanno imbandito nel corso di questo decennio è ricchissima, e dimostra in modo palese come sia ancora possibile essere alternativi e diversi senza essere per questo noiosi e antiquati. 

Certo, ad oggi, con così tanti dischi sulle spalle si avverte un po’ di stanchezza generale: la formula tende a ripetersi e la freschezza degli esordi è persa. Anche per questo suona quanto mai puntuale la dichiarazione di Gunn di non voler più fare studio album. Come sempre questi statement sono da prendere con estrema attenzione, possono davvero essere definitivi ma molto spesso sono dettati da un momento di appannamento, o dal desiderio malcelato di voler prendere un periodo di pausa. Ma se anche così fosse e “And Then You Pray For Me” fosse davvero il suo ultimo disco, sicuramente il rapper di Buffalo lascia in eredità un grande regno che lui e la sua crew hanno costruito, in attesa di un nuovo artista che saprà raccoglierne l’eredità.